Postato alle 17:44
di lunedì, 26 ottobre 2009

Essere
Io sono l'indicativo presente
e assente
di questo vivere
di me stesso
Io sono stato
forse
non ricordo
il mio passato prossimo
Io imperfetto
ero, come tutti
Io fui qualcosa
il mio passato remoto
Io sarò un futuro semplice
e difficile
Ch’io sia un congiuntivo improbabile
e presente
Che io fossi il mio imperfetto congiuntivo
e reale
Io sarei, il mio condizionale
senza senso
Sii, il mio imperativo ideale
Essere, il mio irrealizzabile io infinito
Essendo
il mio gerundio senza protezione.
Gaetano Guerrieri
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Postato alle 11:31
di venerdì, 02 ottobre 2009
Dietro la porta di casa
ho un pezzo di mare di un posto lontano lasciato aspettare per quando non ci sarà più tempo
dietro la porta di casa mia
ho sabbia e sole per gli inverni femmina che chiederanno amore all’uomo sbagliato
e il sapore dell’acqua, quell’acqua di mare.
Cassetti pieni di parole e un armadio nascosto con la faccia buona ed un sorriso
ho stelle marine e una luna piena per l’alta marea
l’estate giusta per un giorno sbagliato e la risacca prima di dormire.
Nella mia casa ho la pelle di ieri
e il sapore dell’acqua, quell’acqua di mare.
Carlo Mieli
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Postato alle 10:13
di venerdì, 04 settembre 2009
Chiodo l’assenza all’angolo del cuore
dove si appendono giorni dismessi,
notti d’inquiete lune
e canapi di grida imbavagliate.
Un calco conserva il silenzio,
un vuoto di presenza,
voci in frantumi,
schegge di respiro.
Io come sempre spolvero memorie
rammendo versi e non mi basta il filo,
scosto le tende a sera, frugo il buio…
ma proprio non mi riesce d’abituarmi
ai cambi di stagione
alle formiche in fila lungo il muro
all’orologio che scandisce il tempo
nella quiete di sempre.
E’ ciò che ho trattenuto
il feto morto che mi porto in grembo.
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Postato alle 10:14
di lunedì, 17 agosto 2009
http://www.youtube.com/watch?v=40ZrX_ptAgw
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Postato alle 11:24
di venerdì, 31 luglio 2009
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Postato alle 10:09
di giovedì, 16 luglio 2009
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Postato alle 00:36
di domenica, 10 maggio 2009

(a mia madre)
Su cardini in ruggine d’anni
corsi sul ciglio d’assenze pregnanti
cigola l’uscio scolpito di tarli.
Scarsa e velata luce
filtra dai vetri adesso polverosi
dove tracciavi a sera
in pagine di fiato condensato
orbite d’astri e rune
a decifrare il buio.
Sulle pareti stinte
profili di cornici e chiodi ancora
a reggere memorie
di passi grevi di perdoni e attese.
Chissà se ancora adesso
oltre confini di parvenze e lune
vai recidendo rose di silenzio
e invano aspetti
refolo di carezza ove posare
la tua fronte ferita.
Forse mi vedi mentre sto annaspando
in queste stanze allora disertate
mentre cerco convulsa quella chiave
sui fondali del tempo.
Forse ti duole questo mio dolore
inutile e tardivo
e puoi soltanto
ancora
perdonare.
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Postato alle 09:52
di lunedì, 02 marzo 2009

Stagione addormentata
lungo il greto gelato del torrente
questo febbraio in silenzi di neve
e cieli di cristallo.
Stagione in dormiveglia
sui rami ancora spogli del cigliegio
dove le gemme nuove dall’interno
già intaccano la scorza.
Ossimoro febbraio
colore di coriandoli nell’aria
lanciati alla Quaresima che avanza
in paramenti viola.
Questo febbraio breve
così doppio e indeciso
è come una carezza trattenuta
o un dolore che c’è senza far male.
È come questo amore
che si nutre d’assenza e struggimento
ti stringe e intanto affonda la sua spina.
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Postato alle 10:44
di martedì, 24 febbraio 2009
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